Io sono la vita, voi i tralci

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,1-8) nella festa di Santa Brigida di Svezia, religiosa e Patrona d’Europa.

Brigida di Svezia - Wikipedia
Santa Brigida su una pala ti altare nella chiesa di Salem (Södermanland, Svezia)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Audio della riflessione

Non abbiamo in noi il principio del  nostro essere: siamo un mistero a noi stessi, non riusciamo a trovare ragioni sufficienti di vita se non in una relazione, nella percezione di una linfa che scorre dentro di noi e che ha la sorgente fuori di noi.

“Io sono la vita, voi i tralci: se rimanete in me, farete frutti, la vita non sarà vuota!”

Rimanere è un verbo che la nostra vita, moderna non conosce più: oggi si esige il fare, l’organizzare, telefonare, far sapere, gestire, costruire, riunire, coordinare tabelle, confronti … avere sempre campo per il cellulare … e Gesù dice “rimanete; datevi una calmata, ritrovate la bussola, il centro, tendete l’orecchio  alla Parola, a una buona notizia, al vangelo. Non occorre perdere la pazienza. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.”

Questa semplice idea tenta di tradurre quella più bella e solenne, profonda e coinvolgente del Vangelo: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

In questa profonda verità, unione, immersione, estasi e contemplazione sta la bella e speciale testimonianza di fede di Santa Brigida, che oggi noi veneriamo, sposa e madre cristiana: a quattordici anni, secondo le consuetudini dell’epoca, il padre la destinò in sposa del giovane Ulf Gudmarsson figlio del governatore del Västergötland.

Il giovane sposo, nonostante il suo nome significasse “lupo”, si dimostrò invece uomo mite e desideroso di condurre una vita conforme agli insegnamenti evangelici: i due sposi vissero per un biennio come fratello e sorella, nella preghiera e nella mortificazione, e divennero Terziari francescani.

Soltanto tre anni dopo le nozze nacque la prima figlia, e in venti anni, Brigida mise al mondo otto figli, quattro maschi (Karl, Birger, Bengt e Gudmar) e quattro femmine (Marta, Karin, Ingeborga e Cecilia).

Era una padrona di casa attenta ai poveri: mescolata con i suoi membri, svolgeva le varie attività domestiche, instaurando un benefico clima di famiglia. Si dedicava particolarmente ai poveri e alle ragazze, procurando a queste ultime una onesta sistemazione per non cadere nella prostituzione.

Fece inoltre costruire un piccolo ospedale, dove ogni giorno si recava ad assistere gli ammalati, lavandoli e rammendando i loro vestiti. 

Dopo una breve esperienza alla corte del re di Svezia, quando nel 1341 i due coniugi festeggiarono le nozze d’argento, vollero recarsi in pellegrinaggio a Santiago di Compostela: nel viaggio di ritorno, Ulf fu miracolosamente salvato da sicura morte. Riconoscendo nell’accaduto un prodigio, lui e Brigida, che avevano ripreso a vivere in castità, presero la decisione di abbracciare la vita religiosa: era allora un’eventualità accettata, vissuta da parecchi santi.

Al ritorno, Ulf fu accolto nel monastero cistercense di Alvastra, dove poi morì il 12 febbraio 1344, assistito dalla moglie. Brigida a sua volta decise di trasferirsi in un edificio annesso al monastero di Alvastra, dove restò quasi tre anni, fino al 1346.

Dopo un periodo di austerità e di meditazione sui divini misteri della Passione del Signore e dei dolori e glorie della Vergine, Brigida cominciò ad avere visioni di Cristo: durante quei colloqui, si sentì eleggere «sua sposa» e «messaggera del gran Signore», avvertendo una spinta a operare per il bene del proprio Paese, dell’Europa e della Chiesa.

Ai suoi direttori spirituali, come il padre Matthias, Brigida dettò le sue celebri «Rivelazioni», frutto delle intuizioni ricevute, che furono poi raccolte in otto volumi.

Fu stimolatrice di riforme e di pace in Europa … e poi l’arrivo a Roma. La prima impressione che lei ebbe di Roma non fu buona, né migliorò in seguito: nei suoi scritti la descrisse popolata di rospi e vipere, con le strade piene di fango ed erbacce.

Il clero le appariva avido, immorale e trascurato: avvertiva fortemente la lontananza da tanto tempo del Papa, perciò gli descrisse nelle sue lettere la decadenza della città, spronandolo a ritornare nella sua sede, senza riuscirci.

Il suo sogno era vedere l’Europa unita e in pace, governata dall’imperatore e guidata spiritualmente dal Pontefice.

Visse nel palazzo di piazza Farnese, pellegrina e riformatrice in Italia, il ritorno temporaneo del Papa. 

Pellegrina in Terra Santapoi ritornò a Roma, col cuore pieno di ricordi ed emozioni: subito inviò ad Avignone il vescovo Alfonso di Jaén, con un’ulteriore messaggio per il Papa, per sollecitarne il ritorno a Roma … e Morì a Roma, vi fu canonizzata e proclamata compatrona d’Europa.

Alle sue «Rivelazioni» la Chiesa dà il valore che hanno le rivelazioni private: sono credibili per la santità della persona che le propone, tenendo sempre conto dei condizionamenti del tempo e della persona stessa. 

Brigida ebbe il merito di mettere le verità della fede alla portata del popolo, con un linguaggio visivo che colpiva la fantasia, toccava il cuore e spingeva alla conversione … per questo le «Rivelazioni» ebbero il loro influsso per lungo tempo nella vita cristiana, non solo dei popoli scandinavi, ma anche dei latini. 

23 Luglio 2021
+Domenico

Maria Maddalena, testimone del Risorto

Una riflessione sul Vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 1.11-18)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Audio della riflessione

Maria, è chiamata Maddalena, dal castello di Magdala, località situata nella costa occidentale del lago di Tiberiade, dove nacque. Fu tormentata da demoni nella sua giovinezza, ma illuminata dalla … Grazia Divina ne venne liberata e visse una vita più serena.

Liberandola dai “Sette Demoni” Gesù la fece quindi diventare sua discepola. Sul Calvario sfidò l’ira dei nemici di Gesù, assistette alla morte del suo Maestro, e non s’allontanò se non dopo la sepoltura di Lui. Non vedeva l’ora che trascorresse il sabato, per correre ad imbalsamare con profumi ed aromi il corpo adorabile di Gesù, e fu la prima ad avere la grazia di vederLo risorto.

La domenica mattina, difatti, sull’albeggiare, Maria corse al sepolcro del Salvatore, ma affacciatasi non vide più nulla: piena di angoscia, mentre le lacrime cominciavano a scendere, velandole lo sguardo, Maddalena si affacciò e guardò nuovamente: due angeli vestiti di bianco le chiesero: « Donna, perché piangi? »; ella rispose «Perché hanno portato via il mio Signore e non so dove l’abbiano messo ».

E detto ciò si voltò e vide Gesù in piedi, senza però riconoscerLo, che le disse: «Donna, perché piangi? chi cerchi? » ed ella, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai messo ed io lo prenderò».

Gesù le rispose: «Maria?». Maria si voltò ed esclamò: « Rabbunì ! », che in aramaico vuol dire “Maestro Buono”.

Le disse Gesù: « Non mi toccare, perché non sono ancora asceso al Padre mio; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: «Ascendo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». 

Si narra – poi – che, salito Gesù al cielo, Maria Maddalena fu perseguitata e gettata poi su una vecchia nave senza vela e senza remi, venne abbandonata in balia delle onde, ma miracolosamente approdò a Marsiglia: scelse per dimora una squallida spelonca e quivi visse per trent’anni in penitenza, preghiera, lacrime e digiuno nutrendosi esclusivamente della presenza degli angeli, finché il 22 luglio del 66 s’addormentò nel bacio del Signore e volò in cielo per adorarLo in eterno.

Si narra sempre che fu sepolta a Saint Maximin-la-Sainte Baume, dove i monaci dell’ordine di San Cassiano vegliano ancora oggi sul suo sepolcro e tomba in alabastro.

La scelta che caratterizzò la sua spiritualità, la sua fede in Gesù, la sua conversione radicale a Cristo Signore è stata quella di non averlo mai abbandonato sotto la croce e di averlo per prima annunciato Risorto al mondo: dentro questa meravigliosa vicenda umana, femminile, credente ci sta un tesoro d’amore limpido, purissimo, che la avvicinò in modo particolare a Gesù, così da essergli una testimone appassionata e convincente, contro le vedute antiche che non si degnavano di dichiarare mai vera la testimonianza di una donna.

In quel mondo maschilista, solo l’uomo era degno di fede; Gesù scelse per primo, invece, e per una realtà unica, una donna per la Risurrezione: la Maddalena.

22 Luglio 2021
+Domenico

Convertirsi è mettere la dignità di ogni uomo al centro

Una riflessione sul Vangelo secondo Luca (Lc 13,1-5)

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Audio della riflessione


Il  male che c’è nel mondo ci meraviglia sempre, soprattutto ci stupiscono e ci lasciano senza parole le disgrazie, le morti sul lavoro, per esempio, gli incidenti stradali, le persecuzioni, le pazzie di uomini e donne che scaricano la loro demenzialità sui figli innocenti.

I giornali impietosamente ci mettono di fronte a pagine di cronaca nera che ci distruggono spesso la stessa fiducia nella vita … Il pensiero nostro allora spontaneamente va a Dio: lo mettiamo alla sbarra perché lo riteniamo l’autore di ogni disgrazia che capita, di ogni dolore innocente che ci affligge … “Ma perché Dio deve permettere questo? Dove è Dio quando un lavoratore che fa il suo dovere viene travolto da una frana, da un crollo, da un incidente mortale? Perché deve scoppiare una pazzia e andare ad abbattersi su figli innocenti?” 

Ai tempi di Gesù erano capitate disgrazie inspiegabili che avevano coinvolto persone estranee: il crollo di una torre, la violenza truce di Pilato che aveva mescolato innocenti e colpevoli in una strage … e la gente si domandava … perché?

Gesù dice perentorio “se non vi convertite perirete tutti allo stesso modo”: Che significa? Che Dio sta col fucile spianato ad aspettare la gente che sbaglia, che pecca, per castigare, per fare giustizia, percreare terrore, pervendicarsi?

Dio è infinitamente buono! non c’è alcun dubbio! Anche per tutto l’insegnamento della bibbia, non per nostre visioni di convenienza o di rispetto, che Dio non abbandona il suo popolo, che Dio ci ama tutti e ci porta sul palmo delle sue mani … ma Dio non può non farci prendere coscienza che al fondo di ogni male c’è un peccato.

Dentro ogni disgrazia c’è la mano dell’uomo che scatena il suo male sugli altri, dentro ogni disgrazia c’è una assurda faciloneria nell’esporre la vita delle persone al pericolo, magari per risparmiare soldi.

Ci sarà qualcuno che con … troppa faciloneria ha lavorato, o qualche altro che ha voluto rubare sulla qualità del materiale: dietro tanti incidenti c’è gente ubriaca e drogata.

Se non ci convertiamo tutti, periremo allo stesso modo: l’uomo è invitato, e lo siamo tutti, a guardare alla vita con impegno, a difenderla e a metterla al primo posto.

Se si abbandona la legge di Dio, non è che Dio si vendica, siamo noi che ci affossiamo con le nostre mani! Dio ha previsto un uso esigente della nostra intelligenza per il bene di tutti, e non la furbizia dello stolto che per egoismo mette sicuramente la vita degli altri in una inevitabile disgrazia.

Il mondo deve tornare a convertirsi al bene, ad usare l’intelligenza e le risorse umane per la sicurezza, non per l’arricchimento di qualcuno: convertirsi, non vuol dire solo pregare, ma rimettere al centro la nostra dignità umana e mai i nostri interessi.

21 Luglio 2021
+Domenico

La fede è più forte di una parentela con Gesù

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 46-50)

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Audio della riflessione

E’ molto bello quando entri in amicizia con qualcuno e scopri la rete dei suoi parenti, della sua famiglia: i fratelli, le sorelle, i cognati, gli zii, i suoceri, i cugini … in certi nostri paesi, la metà delle persone ha legami parentali, ha stabili rapporti di mutuo aiuto, di solidarietà: gli interessi e gli affetti si intrecciano, le liti pure … è importante allora dare a questi legami la loro vera natura, il loro vero compito e soprattutto orientarli alla libertà e sempre alla verità.

Capitò così anche a Gesù di sentirsi dire un giorno “ci sono qui, quelli della tua famiglia, i tuoi parenti, tua madre, i tuoi fratelli” … la parola fratello nella bibbia ha accezione molto larga, non significa solo che è figlio della stessa madre, ma indica ogni legame di parentela e di vita solidale della tribù, spesso anche dello stesso villaggio in cui si vive.

Gesù, come sempre non perde occasione per andare in profondità, per cercare i veri significati del vivere: La consanguineità più vera che si può avere con Gesù quale è? E’ un legame di sangue o di fede? di quartiere, di “vicinato” o di intimità con Dio, suo Padre?

Ecco, di fronte alla grande e meravigliosa paternità di Dio nei confronti di Gesù, si può ridurre la consanguineità a quella della parentela?

E Gesù quindi mette in questione le cose più ovvie, perché si portano dentro il mistero della vita: credi di avere in mano la realtà, ma ti supera sempre, è sempre più profonda di quanto pensi, perché è abitata dallo Spirito, perché è sempre la casa di Dio!

Chi sono i suoi, chi è che gli è consanguineo, chi fa parte intimamente, strettamente della cerchia del Messia? Guardiamo bene anche a chi gli è madre … perché Maria è la madre di Gesù? Forse perché fa parte di una discendenza particolare? Forse perché c’era scritto nella sua genealogia che Dio per forza doveva passare di lì? Sua madre gli è madre perché ha detto nel massimo della sua libertà, fede e adesione a Dio il suo ! E’ madre perché ha accolto una Parola: lei ha accolto al meglio che si poteva la Parola, tanto che si è fatta carne nella sua corporeità, ma prima ancora nella sua vita profonda, nella sua fede!

Dio ci dona di rinnovare ogni giorno i nostri progetti: Lui ci dona la grazia di far parte di questa grande parentela non del sangue, ma della fede e di una vita donata: lo sfondo è sempre la vita quotidiana, la decisione … di affidarsi completamente a Dio, tanto da farsi fare da Lui l’orario dei nostri giorni!

20 Luglio 2021
+Domenico

Ogni richiesta di prova è andare più in profondità

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 38-42)

Audio della riflessione

Nella nostra vita devi per forza procedere fidandoti di qualcuno o di qualcosa: non puoi controllare tutto; devi alla fine stare a quello che ti si dice! Nel mondo dei mass-media e nel cumulo di informazioni di cui viviamo dobbiamo per forza affidarci a chi scrive, a chi fa reportage, a chi dice di saperne più di noi … certo mettiamo sempre in atto la nostra capacità critica, ma non puoi verificare tutto!

Sui cibi … ti fidi delle etichette, che speri siano controllate dallo stato; sui fatti del giorno ti fidi dei telegiornali, anche se ne ascolti almeno due o tre per capire i vari punti di vista …. per la fede invece o siamo creduloni o siamo ipercritici; o pretendiamo conferme impossibili o abbocchiamo al primo che parla …

… ma spesso la prova non è ricerca della verità, ma ostilità: voglia di avere sempre ragione, non volontà di cambiare, di lasciarci convincere … e così erano quei giudei che chiedevano continuamente a Gesù un segno.

Certo Gesù si presentava a loro con grosse pretese, si dichiarava Figlio di Dio, si poneva dalla parte della esperienza credente come un vero salvatore, parlava in prima persona, si attribuiva cioè una identità divina … e la gente giustamente gli chiedeva: dacci delle prove che non sei un imbonitore, un ingannatore, un venditore di sogni. ,,, e Gesù accetta la sfida, ma come sempre le sue risposte non sono botole su tombini per chiudere il problema, ma rilancio di una ricerca di fede a livelli più profondi … della serie: “io vi do la prova, non è una formula matematica, ma un fatto che vi coinvolge ancora più in profondità, che vi costringe a prendere posizione, che vi lascia ancora liberi di decidere in termini definitivi”.

Tutti i suoi interlocutori conoscevano l’episodio di Gion,a che era stato nel ventre di un grosso pesce e che ne era stato rigettato a riva, vivo, dopo tre giorni: “Non vi sarà dato se non il segno di Giona”, cioè la risurrezione.

Gesù in pratica dice: “il segno vero della mia divinità, dell’essere figlio di Dio è che voi mi ucciderete e dopo tre giorni risorgerò”. Il segno è ancora più grande della fede richiesta!

Solo così si fa crescere speranza, perché non c’è ma niente che ti accontenta, niente che ti mette in stand by, ma tutto ti spinge ad andare in profondità, a non fermarti alla superficie, a sperare quindi, non ad avere certezze in tasca, che ti tolgono sì la fatica, ma anche la libertà!

19 Luglio 2021
+Domenico

La mistica della vita

Una riflessione sul Vangelo secondo Marco (Mc 6, 30-34)

Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”. Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Audio della riflessione

Non è una novità dei nostri tempi il trovarci in situazioni di confusione, di affanno, di mancanza di armonia nelle relazioni più semplici e normali della vita: può essere la famiglia, la comunità cristiana, l’impresa, l’organizzazione di eventi, la realizzazione di un progetto a cui …. che ti sta molto a cuore … insomma tutte le nostre aggregazioni di persone, le associazioni, i movimenti che si propongono la realizzazione dello stesso loro scopo principale, e si trovano … in confusione!

Allora capita che si è assorbiti e talvolta anche molto stressati dagli impegni, dai contatti, dalla accoglienza, dalle persone …. e la prima cosa che si perde è la serenità: l’attenzione a ciascuna persona, una relazione distesa e amichevole e spesso lo stesso scopo del lavoro si ingolfa alla prima difficoltà.

Anche al tempo di Gesù, la vita del piccolo gruppo degli apostoli veniva “complicato” dalle molte incombenze da gestire: il vangelo candidamente dice: “erano molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare”.

Gesù allora interviene quasi a dire: “datevi una calmata, usciamo da questa confusione, troviamo la serenità che ci deve sempre caratterizzare, l’attenzione a ciascuna persona, riscopriamo le motivazioni profonde che ciascuno deve avere nel fare ogni cosa che la vita gli chiede, non viviamo nella mania del fare, nello stolto trionfalismo delle cose da fare, che devono essere perfette, tutte concluse, fatte bene, perdendo le ragioni del nostro essere”…

… e li porta lontano dalla gente con la barca: la vita di ogni uomo e del cristiano soprattutto non può essere ridotta “a cose da fare”, a efficienza fino a perdere la pace interiore. Il segreto di ogni vita sta nella mistica, nella contemplazione, nell’immersione nel mistero interiore, nel sacrario della coscienza in cui si incontra Dio!

E ancora più esplicito sarà Gesù nell’episodio della accoglienza in casa di Marta e Maria, dove Marta sbuffava di cose pur necessarie da fare e Maria stava a contemplare Gesù.

Non è certo sottrarsi agli impegni, abbandonare le piccole o grandi responsabilità che si hanno verso le persone che si risolve il problema: infatti la gente si accalca ancora attorno a Gesù e agli apostoli, e Gesù si commuove, vede che le persone sono come pecore che non hanno pastore e riprende a insegnare.

Però Gesù di notte spesso vegliava in preghiera, si metteva in contemplazione del Padre e lì riprendeva forza, serenità, desiderio di servire e soprattutto di donarsi con amore a tutti.

18 Luglio 2021
+Domenico

Gesù vuole solo aiutare a cambiare

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 14-21)

I farisei però, usciti, tennero consiglio contro di lui per toglierlo di mezzo. Ma Gesù, saputolo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli guarì tutti, ordinando loro di non divulgarlo, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia: Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti. Non contenderà, né griderà,
né si udrà sulle piazze la sua voce. La canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante, finché abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le genti.

Audio della riflessione

Spesso le difficoltà e i problemi, si affrontano meglio scansandoli, non prendendoli di petto, usando prudenza e umiltà che a molti può sembrare codardia. Infatti oggi, nella nostra società mediatica sembra che il contributo più vero alla soluzione delle difficoltà sia quello di gridarle, di fare interviste, di andare in TV e l’impegno delle persone lo si apprezza in base all’occupazione delle prime pagine dei giornali. Così si mettono in pubblico peccati e peccatori, tensioni e debolezze, intimità e riservatezze. E’ così spesso dei giudici che devono affrontare problemi delicati, è così del politico che vuol denigrare l’avversario e purtroppo diventa così il modo di risolvere le difficoltà della coppia, della famiglia, dell’amico.

Gesù saputo che lo stavano cercando per toglierlo di mezzo, si allontanò di là. Secondo il nostro modello mediatico qualcuno può pensare che era più importante affrontare il nemico in piazza, dare battaglia, mostrare i muscoli, fossero anche quelli dell’intelligenza e della verità. Si deve mostrare coraggio, non importa se ce ne vanno di mezzo tante persone per questa dimostrazione. Un papà e una mamma sanno che spesso è meglio tacere, è meglio sopportare per il vero bene delle persone.

Gesù non grida, non sta a contendere, non fa sentire la sua voce nelle piazze della disputa, non vuol vincere, vuole convertire, vuole accogliere e aiutare a cambiare, vuole rivolgersi alla coscienza del peccatore perché dall’interno di sé colga di essere continuamente amato. Non ha da vincere nessuna contesa, non deve umiliare nessuno, passa per debole, per pauroso, ma la sua forza è nello sguardo d’amore, nell’invito alla misericordia, nel distribuire consolazione, nel conquistare il cuore nel parlare alla coscienza, a quel sacrario interiore in cui ogni uomo sta solo con Dio.

Non avrà paura di rendere la sua faccia dura come la pietra contro il male, non si tirerà indietro quando a Ponzio Pilato dirà la verità del suo essere, non è un buonista cui va bene tutto. Lui è la via, la verità e la vita, per questo il suo ritirarsi non lascia solo nessuno, Non abbandona, non calcola il suo pericolo, ma l’efficacia del suo amore. Li guarì tutti, nonostante si allontanasse dal luogo dello scalpore, proprio perché aveva in cuore di dimostrare solo amore, di aiutare a tenere sempre alto lo sguardo a Dio.

17 Luglio 2021
+Domenico

La legge non può mai essere una prigione

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 12, 1-8)

Audio della riflessione

Ogni vita ha bisogno di seguire una legge se vuol costruirsi bella, forte e positiva: non si può andare avanti secondo quel che capita, navigando a vista, facendosi comandare dal bisogno del momento, facendo della spontaneità un idolo di libertà … se poi si deve convivere con altri è ancora più necessario darsi delle norme condivise, determinare i confini della propria libertà; ancor di più diventa necessario far convergere  le forze e le energie di tutti, se si hanno in cuore mete e ideali comuni.

La necessità di una norma, di una legge, di qualche paletto che ti delinea la strada della vita sembra una mortificazione, ma è invece una grossa forza per vivere!

Nella strutturazione di una propria personalità e nell’edificazione di se come soggetto umano maturo ed adulto, la legge, le norme, le regole hanno un ruolo ineliminabile: insegnano a non rimanere prigionieri delle proprie pulsioni e dei bisogni immediati e danno, così, l’accesso alla vera libertà.

La legge protegge il bene comune, ma protegge anche la libertà personale, che altrimenti sarebbe soggetta ad ogni forma di violenza … e proprio per questo però la legge non deve diventare l’assoluto.

Gesù passa un giorno per i campi: gli apostoli hanno fame e strappano e mangiano alcune spighe: pranzo piuttosto povero e essenziale; è ben poca cosa … ma è sabato, per il pio ebreo il sabato è sacro: non devi fare nessunissimo lavoro! E’ un baluardo che identifica la sua religione, è un comportamento radicato nel profondo della sua coscienza; è un principio di identità. E’ rifarsi ogni settimana alla potenza creatrice di Dio che il settimo giorno riposò, è portare all’interno del tempo l’eternità di Dio… e questo è vero sempre anche per Gesù … ma la sacralità della legge non può essere contro la dignità dell’uomo, la legge non è una prigione!

L’uomo non  è fatto per il sabato, ma  è il sabato che è fatto per l’uomo.

Certo, è difficile applicare questo principio, soprattutto per noi oggi che non vogliamo norme o leggi, perché sembrano sempre una limitazione, ma resta sempre vero che l’intelligenza dell’uomo, non la sua debolezza dovrà sempre essere al timone della vita.

La vita ha come bene supremo non la libertà, ma l’amore: solo così si può sperare in un mondo migliore.

Oggi ricordiamo la Madonna del Carmelo, e questo ci riporta alla terra di Gesù, a quel monte dedicato a Maria, alla sua attenzione ai bisogni dell’umanità e a dar forza ai profeti e alla gente, ai grandi contemplativi e maestri di spirito, che hanno seguito questi insegnamenti.

16 Luglio 2021
+Domenico

Il peso che vi ho dato, vi do la forza per portarlo con gioia

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 28-30)

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Audio della riflessione

Abbiamo tutti bisogno di essere coccolati. Non è più sufficiente oggi per un bambino vedersi vicini i genitori, saperli sempre attenti alla sua vita, aspetta di venire a contatto fisicamente delle carezze del papà e della mamma. C’è bisogno di un contatto fisico in un mondo fatto di immagini e di disegni, di cartelloni e di proiezioni., di virtuale e di fiction. Può essere anche una necessità imposta dalla moda, ma sicuramente è segno di un desiderio innato di sentirsi di qualcuno, è la dimostrazione che l’uomo senza l’amore non può crescere. Se a un ragazzo, manca l’amore, manca la vita. Tutti i disastri che combinano i giovani hanno spesso solo una motivazione: non sono stati amati abbastanza.

Gesù sta tentando di tirarsi su dei discepoli, delle persone che stanno con lui, che condividono con lui la tensione verso il Regno, che lo seguono nella sua tournèe, a loro vuole affidare il compito di continuare la sua missione e li vede spesso smarriti, sconsolati.

Non sempre le cose vanno bene. Nella vita devi resistere, non mollare perché se aspetti le consolazioni, puoi morire di spasimo. Se non hai una carica interiore, un riserva di forze e di motivazioni, saresti sempre col morale ai tacchi.

Ebbene Gesù esce con quella bella espressione che vorremmo sentirci dire tutti noi sui nostri tempi di disperazione, sulle nostre povere vite, sui nostri scoraggiamenti, sulle nostre solitudini, sui fallimenti, sulle incomprensioni. Venite a me, che vi consolerò, vi coccolerò, vi ristorerò. Vi darò la carezza della mia vita, vi passerò l’amore infinito che mio padre non mi fa mai mancare. Vi metterò a parte della mia intimità con Lui. Voi non sapete che significa avere un Padre così. Io sono qui per darvene una prova. Non immaginate che cosa sarà di voi, di noi tutti quando saremo nelle sue braccia. Intanto riposatevi nelle mie. La via sarà sempre dura, la vita porterà sempre travagli, ma non vi dovete sentire abbandonati. Il peso che vi ho dato non ve lo scarico io, ma vi do la forza per portarlo con gioia.

E abbiamo visto quanti santi, quante mamme e papà da una preghiera, da un colloquio così familiare con Dio sono riusciti  a conquistarci all’amore, a rendere la nostra vita più piena e felice, a ricuperare forze di bene.

15 Luglio 2021
+Domenico

Il Signore non è oggetto di rapina di nessuna intelligenza: bussa alla porta del cuore

Una riflessione sul Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 25-30)

Audio della riflessione

Dopo un doloroso “guai” che Gesù ha dovuto dire agli abitanti di Betsaida e Corazim, Gesù esplode in questa bella benedizione. Il “ti benedico” significa riconosco pubblicamente davanti a tutti il dono che Tu o Padre sei per me e per tutti gli uomini, che hai voluto chiamare ad essere tuoi figli. Questa parola Padre è l’abbà,  il suono d’amore che esce dalla bocca del bambino quando comincia a parlare; abbà, babbo, labiali facilissime che non esprimono nessuna tensione o preoccupazione o paura, ma la pace di un volto, di un sorriso, di una carezza, di un affidamento.

E’ il nome che sempre Gesù dà a Dio. Nella religione ebraica non lo si poteva mai nominare per evitare ogni pericolo di renderlo simile agli idoli, e Gesù strappa l’immagine di Dio e la sua presenza dal regno della paura e del timore e lo colloca nel mondo degli affetti e dell’amore.

C’è un rapporto ineffabile che si stabilisce tra Padre e Figlio, che non si può conoscere per ipotesi e tesi, per ricerche o teoremi, ma che solo ci è comunicato dall’amore filiale di Gesù. Il Signore del cielo e della terra è il nostro papà, Lui, l’onnipotente è vicino pur essendo altissimo, è tenero nella sua onnipotenza, è misericordioso nella sua giustizia.

Il privilegio di conoscere Dio non è dei sapienti, che sanno come vanno le cose, degli intelligenti che le dirigono come vogliono, di coloro che negano tutto ciò che non possono produrre da se stessi che non cade sotto il vaglio della loro visione e esperienza. La possibilità è riservata gli ultimi. Non è l’elogio dell’ignoranza, ma della sapienza, di quella forma di conoscenza che non è fatta dalla cultura colta che può sempre essere utile nelle cose di Dio, ma dalla saggezza della donna o dell’uomo di fede, la sapienza silenziosa propria del povero, la dotta ignoranza del puro di cuore, ben diversa dalla sapienza ignorante del furbo. Il Signore non è oggetto di rapina di nessuna intelligenza, bussa alla porta del cuore.

Siamo contenti perché il Figlio vuole rivelare questi affascinanti segreti alle vite dei piccoli, alle semplicità dei poveri, ai sospiri che per il suo regno affliggono i suoi amici, ai tenaci per il regno, a quelli che andando controcorrente non sono stimati da nessuno, ai poveri che non hanno udienza presso nessuno.

E noi sappiamo che in ogni uomo c’è la sapienza del fanciullo, il desiderio di affidamento a un papà, l’attesa di un abbraccio. E Dio lo garantisce a chi ha il cuore semplice.

14 Luglio 2021
+Domenico